lunedì 18 marzo 2013

Review: The 20/20 Experience - Justin Timberlake

Una delle uscite discografiche sicuramente più attese e, anche inaspettate, di questo 2013 è The 20/20 Experience di Justin Timberlake. Il cantante aveva abbandonato il mondo della musica dopo il successo incredibile che ottenne il suo secondo album di inediti FutureSex/LoveSound uscito nel 2006.
In questi anni Justin si è dedicato alla carriera cinematografica, campo che gli ha portato molti successi, tra cui Alpha Dog, Friends With Benefits, Bad Teacher e In Time, e sembrava proprio che avesse accantonato la musica. Fino all'annuncio a sorpresa a Gennaio, nel quale JT annunciava al mondo l'imminente ritorno sulle scene musicali con un nuovo progetto discografico registrato in gran segreto. 
In questi giorni, a seconda delle uscite previste da paese a paese, è stato pubblicato ufficialmente il terzo studio album (in 10 anni e mezzo di carriera da solista) di Justin; il disco, prodotto interamente da Timberlake e Timbaland, si configura come un ritorno alla musica strumentale, senza contaminazioni (o comunque minime) da parte dell'elettronica e all'esplorazione della musica R'n'B, a scapito del pop-dance che caratterizzava il precedente album.



Pusher Love Girl: L'album si apre con un'instrumental che evoca le basi utilizzate in vecchi film anni '50-'60, sembra di essere proprio catapultati un'altra epoca, fino a che la produzione, accompagnata dalla voce JT, entra nel vivo. Vocal soul su base slow accattivante (specialmente nei verse in cui viene spontaneo schioccare le dita). La canzone potrebbe avere la sua naturale fine al minuto 4.44, ma, come in quasi tutte le tracce di questo album,   la canzone si protrae per altri 3 minuti, che a mio avviso, non sono utili (non aggiungono in realtà nulla al brano) e rendono una canzone piacevole un po' pesante e noiosa. 7
Suit & Tie (feat. Jay-Z): Primo singolo di quest'Era che ha molto diviso i fan di Justin: chi ritiene che sia un favoloso primo singolo, che mostri tutta la classe (soprattutto musicale) di JT e chi invece si aspettava qualcosa di più potente come lo fu a suo tempo SexyBack. La verità sta nel mezzo, nel senso che la potenza dei singoli passati, in effetti, manca, tuttavia Justin è comunque garanzia di qualità. Il brano è una slow r'n'b, dalla base indubbiamente elegante, arricchita dal featuring di Jay-Z che non ci sta male, ma non è neanche esplosivo. 7.5
Don't Hold The Wall: Base assolutamente curiosa e intrigante, rievoca suoni tribali, ricorda quasi una giungla, all'inizio, e che poi si arricchisce del sound tipico di Timbaland che in questa traccia si nota chiaramente. Anche qui ci troviamo di fronte ad una canzone slow, i vocal di Justin tendono al basso, quindi non c'è il suo classico falsetto, e anche qui, da un certo punto in poi, la canzone si prolunga in quella che, per base, può essere tranquillamente un'altra canzone. 7/8
Strawberry Bubblegum: altro brano che dai primi suoni riporta indietro nel tempo. Carino e ben riuscito l'accostamento di una base classica a qualche suono elettronico. Falsetto pressoché dominante e anche qui dopo la fine naturale della canzone c'è un prolungamento con una base più arricchita e quasi scollegata dalla precedente. Per gli amanti dell'R'n'B questa è sicuramente una buona traccia, anche se non si arriva mai ad un vero e proprio turning point. 6
Tunnel Vision: Produzione particolare, sicuramente la più particolare del disco, suoni elettronici si accompagnano a colpi di violino creando una base senza dubbio ottima. Brano più pop rispetto ai precedenti e il prolungamento è collegato in maniera più coerente col resto della canzone. 8/9
Spaceship Coupe: Sapiente accostamento di strumenti organici (come il bellissimo assolo di chitarra elettrica) e suoni elettronici. A rendere questo brano poco catchy ed accattivante è l'eccessivo uso del falsetto di Justin (che può piacere, ma se usato troppo crea quasi fastidio) e il prolungamento di 2 minuti, lento, soporifero e che fa chiedere in continuazione quando arriverà la fine del brano. 5
That Girl: Prima canzone di una lunghezza normale ed accettabile. Base assolutamente catchy e divertente, pur non essendo un'uptempo. Buon compromesso tra pop e R'n'B. Direi che senza dubbio è una delle canzoni meglio riuscite dell'album. 8
Let The Groove In: Prima, ed unica, canzone realmente movimentata. Base accattivante e coinvolgente, sarebbe una canzone eccezionale se non fosse per due punti deboli: il prolungamento avente una base più lenta che rompe col resto e il testo abbastanza ripetitivo. In realtà il secondo punto non infastidisce più di tanto in quanto perfettamente integrato nel mood della canzone, ma quei due minuti in più rovinano davvero tutto. 8.5
Mirrors: Secondo singolo di quest'Era. Ballad più spiccatamente pop del resto e dove si respira nuovamente il Justin di un tempo. Tutto di questo brano è piacevole, dalla base alle lyrics. Entra facilmente in testa ed è impossibile non canticchiarla. L'unico neo, è sempre lo stesso... Ci sono ben 3 minuti (cioè la lunghezza media di una canzone) di prolungamento che rendono davvero pesante l'ascolto completo della traccia (fortunatamente abbiamo una radio edit che ci facilita le cose). 8.5
Blue Ocean Floor: Ballad lenta, lentissima... Sicuramente toccante, ma non è presente alcun turning point, la canzone rimane sempre uguale a se stessa e l'effetto è soporifero. In molti la considerano la perla dell'album; certo sarebbe sicuramente piacevole, se solo non avesse un mood così lento e se durasse un paio di minuti in meno. 5/6
Dress On: Prima delle due bonus track dove scompare Timbaland alla produzione in favore di Rob Knox, collega di Timberlake nel gruppo di produzione chiamato The Y's. Anche qui troviamo una sapiente mescolanza di strumenti e musica elettronica. Piacevole slow r'n'b, non brilla particolarmente, ma rimane sicuramente più interessante di altre canzoni contenute nella standard edition. 7+
Body Count: Per avere un po' di vita bisogna andare all'ultima traccia, tra l'altro bonus, della deluxe edition. E' uno spreco che questa canzone sia inserita come bonus, avrebbe dato un po' di brio all'album. Il brano è caratterizzato da una base frizzante, arricchita da molti strumenti. 8.5

In conclusione The 20/20 Experience lascia senza dubbio spiazzati ad un primo ascolto in quanto di Justin abbiamo il ricordo dei beat elettronici e delle uptempo di FutureSex/LoveSound. Va sicuramente apprezzato il fatto che Justin non si sia omologato alla moda e abbia proposto un progetto molto coraggioso dal punto di vista musicale; altro punto a suo favore è l'aver collaborato solo con Timbaland, producer che ha visto i suoi periodi migliori nella metà degli anni 2000 e nel mercato attuale potrebbe non avere più lo stesso appeal. Tuttavia l'album risulta, a causa della lunghezza eccessiva e al prolungamento forzato di quasi tutte le tracce, difficile da ascoltare e un po' lento, la qualità c'è e si sente benissimo, ma viene velata da questi minuti non necessari. Voto complessivo: 8

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